L’importanza del mockup in wireframing per il Web. Uno sguardo al software Balsamiq Mockups.

Il wireframe è sostanzialmente la prima bozza del sito e serve a definire l’organizzazione dei contenuti e le funzionalità delle singole pagine web. Questo scheletro è composto da blocchi, tratti e didascalie, con lo scopo di descrivere e tenere traccia della disposizione dei vari elementi all’interno del layout, senza disegni, immagini o colori.

Esso è utile sia al webdesigner che al cliente perchè permette di definire a grandissime linee il layout e il risultato finale del sito web.
Potrà oltretutto essere alla base di ulteriore brainstorming nel caso si lavori in team e di essere riadattato e modificato velocemente in caso di necessità con un notevole risparmio di tempo e denaro.

Normalmente per accingersi a questo tipo di lavoro ognuno ha le sue regole e le proprie preferenze : chi preferisce fare sketching matita su carta classica, chi sketching matita su griglie apposite (o meglio template per lo sketch), chi si affida a software classici di grafica (photoshop, fireworks, paint shop pro …), chi invece a software specifici per wireframing.

Volevamo dunque parlare di Balsamiq, trovato a dir poco ottimo (testing e acquisto già dopo 3 giorni d’utilizzo).
Balsamiq è un prodotto tutto italiano di spopolato successo a livello mondiale: un software per sviluppatori, designer, progettisti e creativi, sviluppato per creare wireframe, ovvero design di interfacce utente.

Usandolo potrete facilmente creare schizzi di schermate per applicazioni di tutti i tipi: siti web, applicazioni web, deskop e mobile.

Il software ha il vantaggio di essere multipiattaforma (sia creativi Apple che Windows saranno entusiasti), è molto leggero ed easy ed un costo alla portata di qualunque tasca.
Ha tutto ciò di cui si ha bisogno per creare layout con interfacce anche complesse. Sono presenti numerosissimi controlli (permette di scaricarne numerosissimi altri gratuitamente dal sito e di scambiarli con la comunità) e offre il vantaggio di fare schizzi in stile hand made (come se fossero realmente fatti a mano) ad una velocità a dir poco impressionante se abituati a realizzarli a matita su carta o peggio ancora in programmi di grafica come photoshop.

Per rendere l’idea abbiamo realizzato un esempio con Balsamiq Mockups :

e successivamente abbiamo realizzato il design in photoshop sulla base dello sketching precedente ottenuto con Balsamiq :

In definitiva un utilissimo ed economicissimo strumento (appena 79 dollari) per definire in fare preliminare il risultato dell’interfaccia grafica e del layout.

Se siete designer provatelo non potrete farne a meno.

Maggiori informazioni direttamente nel loro sito ufficiale http://balsamiq.com/ da cui potrete scaricare anche una Demo perfettamente funzionante.

Essere Vincenti sul Web. Pubblicazione by dreamsnet.it

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I problemi nel gestire un server dedicato o una VPS linux. Il vantaggio dei servizi managed.

E’ evidente che a differenza di un decennio fa il mondo dei server è cambiato in modo radicale.
L’hardware sempre più performante ed a basso costo, la banda sempre di migliore qualità ed ampiezza, la “moda” della virtualizzazione ad alte perfermance (Xen, Kvm, Vmware ad esempio), la concorrenza spietata tra i sempre maggiori fornitori italiani ed europei, hanno dato la possibilità di noleggiare un dedicato a prezzi stracciati nell’ordine dei 50/60 euro mensili, e server VPS da 20 euro (ed anche meno) al mese.

Con queste invitanti prerogative molti “ragazzini” e utenti si sono improvvisati sysadmin dalla notte alla mattina e si sono cimentati nella configurazione e amministrazione di server Linux.

L’esperienza accumulata in questi ultimi sei anni e i numerosi casi che ci han visto come risolutori di innumerevoli problemi (spesso anche gravi) per i nostri clienti ci ha portato a trarre una triste conclusione :
troppi utenti non hanno le competenze tecniche per gestire elegantemente un sistema linux“.

Ciò diventa un problema in quanto spesso sul server gestito dal “ragazzino” di turno, spesso manca un hardening che garantisce la sicurezza del sistema da parte di attaccanti, manca un firewall, manca un IDS, manca un tuning dei servizi atto ad ottimizzare le performance del server stesso, manca un sistema di backup e disaster recovery, e spesso e volentieri si fanno moltissime scelte sbagliate che potrebbero portare a fastidiosi downtime e fermi macchina, o nei casi più estremi ad una perdita parziale o totale dei dati.

Quello che più preoccupa è che questa moda del “sistemista fai da te” non è radicata solo nella psicologia curiosa e avventuriera dello smanettone di turno, che sceglie questa difficile strada per hostare e gestire il suo piccolo sito personale, ma è una moda in vigore anche nelle piccole e medie imprese dove sul loro serverino dedicato noleggiato a 50 euro al mese fanno girare l’ecommerce che è un elemento vitale per la loro azienda in quanto genera vendite ed introiti mensili pari a qualche centinaia di migliaia di euro.

C’è  purtroppo l’inconsapevolezza dei rischi a cui si va incontro approcciando la gestione di un server linux senza le giuste conoscenze tecniche, sperando che il buon pannello di controllo grafico (a prova d’idiota) come Plesk o cPanel possa essere l’ancora di salvezza per il sysadmin della domenica e possa essere l’altenativa ad anni di studi teorici e pratici passati a lanciare stranissimi comandi da un terminale di testo di fronte ad un cursore a forma di dollaro o cancelletto (shell unix n.d.r.).

Sicuramente questi “surrogati”, quali sono i pannelli di controllo, sono sufficienti a mandare avanti il tutto in modo piuttosto elegante e funzionale, almeno fino a quando il giocattolo non si rompe, o lo si rompe cliccando a caso ad eventuali richieste generate da questi pannelli di controllo web.

  • Quanti utenti Plesk ad esempio aggiornando ad una nuova versione si sono trovati il pannello non più accessibile perchè in fase di aggiornamento non venivano creata la tabella ‘servers’ relativa nel db mysql ? Come ci si comporta di fronte ad un errore di questo tipo : error-message on plesk – when i will create a db-user: Table ‘mysql.servers’ doesn’t exist ?
  • Quanti utenti Plesk ad esempio hanno ingenuamente aggiornato da PHP 5.2 a PHP 5.3 per accorgersi che i loro siti non funzionavano più a causa delle funzioni deprecate sul nuovo interprete ? Cosa fare poi ?

Sono  questi i casi in cui per fortuna (nostra, non loro) finiscono col contattarci e implorarci di risolvere il problema nel minor tempo possibile (e magari anche al costo di una pizza).

L’utente medio purtroppo che gestisce una VPS o un dedicato ha scarsa cultura informatica e finisce per diventare carne da macello nonchè vittima ed assassino allo stesso tempo.
Avere una macchina zombie ed essere ignori coautori di attacchi DDOS (attacchi distribuiti) porta nella più frequente delle ipotesi ad essere disconnessi dalla rete, fino nei casi più seri in cui la macchina viene usata come testa di ponte per un attacco verso un altro server in rete, ad esser denunciati per accesso abusivo a sistema informatico, e onde dimostrare in tribunale (mano al portafogli per gli avvocati e tante belle pratiche burocratiche e adempimenti da assolvere) che si è del tutto ignari della vicenda e che anche voi risultate parte lesa.

Non sarebbe stato meglio per l’azienda investire in personale qualificato affidando in outsourcing la gestione managed del loro server con un costo irrisorio che oscilla dai 50 ai 100 euro al mese ?

Non sarebbe stato meglio per quell’azienda che ha perso un intero sito ecommerce e l’intero DB clienti (causa mancanza backup e politiche di disaster recovery) affidare il loro business a sistemisti professionisti ?

Non sarebbe stato meglio per quell’azienda che decise di installare Fedora Linux optare per un sistema RPM based come CentOS che ha cicli di sviluppo decennali contro i cicli cortissimi di Fedora ?

Non sarebbe meglio se ognuno nella vita facesse ciò che sa fare, piuttosto che cimentarsi in smanettamenti virtuosi che possono portare al fallimento di un’azienda ?

Ricordando sempre  : “Ciò che non conosci potrebbe danneggiarti”.

Oracle is Evil ? Storia di un commento su Facebook : censura e considerazioni personali.

Oracle non ci piace. Non ci è mai piaciuta.
Non che non ci piacciano i loro prodotti (per cui forniamo assistenza e sviluppo), ma non ci piace il loro modo di far business.

Un’azienda di vecchio stampo, ricca e senza scrupoli che mira solo ed esclusivamente ai profitti fregandosene di concetti etici e community nate con l’avvento dell’Open Source.

Sarebbe da aprire un dibattito sull’acquisizione di Sun Microsystem e delle scelte adottate nei confronti dei prodotti Sun, un’azienda innovatrice che ha saputo stare sul mercato ai massimi livelli in simbiosi con la comunità Open Source.
Sarebbe appunto, ma non lo facciamo perchè non basterebbero migliaia di righe per approfondire l’argomento, per cui ci limiteremo solo a porre le seguenti domande :

  • A Oracle interessava veramente un DBMS nettamente inferiore al suo (MySQL), una suite da ufficio gratuita (OpenOffice), un linguaggio ormai in declino se non fosse usato da google su android (Java) ?
  • Ha veramente senso citare in tribunale Google per il codice Java integrato nella piattaforma Android ?

O ha acquistato Sun con l’unico scopo di fare da patent troll ?

Ognuno si faccia pure la propria idea in merito. A buoni intenditor poche parole.

Vale invece la pena spendere qualche parola, o meglio qualche riga, sulla vicenda di ieri 9 Maggio nella pagina Fan Ufficiale di Oracle http://www.facebook.com/Oracle, al commento del post giallo evidenziato in basso.

All’invito ad iscriversi alla Newsletter di Oracle Unbreakable Linux infatti, commento testualmenteOracle use Redhat package. Oracle is Evil.
Ne ricavo un ban dalla loro pagina ufficiale a cui mi riscrivo stamane cliccando mi piace, ma come si vede dallo screenshot precedente, non ho più la possibilità di commentare i loro post.

Cos’è stato detto di male ? Che Oracle a suo modo sfrutta i sorgenti di Redhat per trarne profitti ? Anche CentOS lo fa ma almeno lo fa a livello community e in modo etico e responsabile.
O forse Big Oracle si è “stranita” a causa dell’affermazione Oracle is Evil ?

E’ strano che al giorno d’oggi tutti puntano il dito contro Microsoft, Google, Facebook e nessuno se non pochi addetti ai lavori si rendano conto dei danni alla comunità che un’azienda come Oracle POTREBBE fare con la loro business strategy, avendo in mano prodotti tecnologici di rilevanza utilizzati in molteplici contesti e nella vita di tutti i giorni. (basti pensare MySQL e Java per fare un esempio).

E’ in questi casi che bisogna lodare Stallman e la sua licenza GPL alla base di moltissimi prodotti che Oracle dispone dopo l’acquisto di Sun, che permette fork di progetti vitali onde evitare il predominio di aziende sfacciate che non hanno scrupoli a far morire prodotti validi e di pubblica utilità solo per rimanere leader sul mercato.

iPad, iPhone, iDioti e siti web. Perchè non usare Adobe Flash nel web ?

Una delle limitazioni di iOS più sentite dagli utenti è la mancanza del Flash player.

Considerando dunque la crescita sempre più forte di dispotivi Apple come iPad e iPhone e l’ormai evidente noncuranza di Adobe nel fornire un player flash per questi dispositivi, diventa sempre più lecito chiedersi se ancora ha senso utilizzare questa tecnologia nello sviluppo di siti web.

Esistono diverse scuole di pensiero in proposito, alcune decisamente “forzate” in quanto alcuni webmaster usano solo ed esclusivamente Flash e rinnegare il loro strumento di lavoro significherebbe smettere di lavorare o quantomeno rimmettersi sui libri nello studio di tecnologie come XHTML, CSS, Ajax e i nuovi HTML5 e CSS3.

Vien subito da dire che Flash non è morto, si può ancora usare a patto di essere coscienti dei pro e dei contro che esso comporta e dunque ponderare coscientemente e intelligentemente l’utilizzo (e il modo di utilizzo) in base agli obiettivi che si vuol raggiungere.

A meno che non si vogliano ottenere effetti grafici strepitosi (Holliwoodiani oserei dire) ricchi di multimedialità audio e video, si può tranquillamente buttare Flash nel cestino e rimpiazzarlo elegantemente con l’html, i fogli di stile e qualche pizzico di AJAX.

Cioè permetterà di non perdere come target i potenziali visitatori che utilizzano i dispositivi di casa Apple e nello stesso tempo migliorare l’indicizzazione dai motori di ricerca rispetto ai poco indicizzabili siti flash.

Qualora non se ne possa proprio fare a meno invece l’ideale sarebbe quello di raddoppiare il budget per una doppia versione del sito web, una per i normali browser e una per i dispositivi che non dispongono di un player flash.

Tramite l’identificazione dell’user-agent del browser per via di linguaggi server side (Asp o PHP ad esempio) è possibile “dirottare” il navigatore verso un sito o l’altro a seconda del browser che si utilizza e dunque permettere la visualizzazione ad un parco utenza del 100%.

Noi facciamo valere la regola, se puoi evitare flash : evitalo.